“EC NEWS 5 marzo 2020 – Scissione e donazione delle quote societarie: c’è abuso?”

Posted by on Mar 5, 2020

Una società si scinde realizzando lo spin off immobiliare. La scissa prosegue a svolgere l’attività operative mentre la beneficiaria acquisisce il compendio immobiliare. I soci intendono donare le quote della società immobiliare oppure della società operativa. L’operazione può essere qualificata come abusiva?


Come noto, l’articolo 173 Tuir sancisce la neutralità fiscale della scissione societaria, a prescindere dal fatto che abbia ad oggetto compendi immobiliari o rami aziendali.

Ipotizziamo il caso del classico spin off immobiliare, a seguito del quale la società scissa conserva il proprio ramo operativo mentre la beneficiaria acquisisce il compendio aziendale. La soluzione di lasciare il ramo produttivo alla scissa e di implementare quindi una scissione parziale discende dal fatto che si tratta dell’alternativa meno impattante sul piano operativo – amministrativo. La società scissa procederà senza particolari scossoni a portare avanti la sua attività di impresa con il medesimo codice fiscale e la medesima partita iva.

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1. Scissione e donazione delle quote societarie: c’è abuso?

Una società si scinde realizzando lo spin off immobiliare. La scissa prosegue a svolgere l’attività operative mentre la beneficiaria acquisisce il compendio immobiliare. I soci intendono donare le quote della società immobiliare oppure della società operativa. L’operazione può essere qualificata come abusiva?
Come noto, l’articolo 173 Tuir sancisce la neutralità fiscale della scissione societaria, a prescindere dal fatto che abbia ad oggetto compendi immobiliari o rami aziendali.
Ipotizziamo il caso del classico spin off immobiliare, a seguito del quale la società scissa conserva il proprio ramo operativo mentre la beneficiaria acquisisce il compendio aziendale. La soluzione di lasciare il ramo produttivo alla scissa e di implementare quindi una scissione parziale discende dal fatto che si tratta dell’alternativa meno impattante sul piano operativo – amministrativo. La società scissa procederà senza particolari scossoni a portare avanti la sua attività di impresa con il medesimo codice fiscale e la medesima partita iva.
La questione che in questa sede si vuole esaminare è se la donazione delle quote della operativa o della immobiliare possano configurare profili di abuso. La questione assume particolare importanza alla luce del fatto che mancano ancora prese di posizione dell’Ufficio ai tempi dell’abuso.
Va innanzitutto smarcato il caso – invero poco frequente – in cui a seguito della scissione vengano donate ai medesimi soggetti sia la società scissa che quella beneficiaria. L’ipotesi può essere banalmente riassorbita nella donazione della società scindenda.
Supponiamo che la società donata sia invece solamente la scissa. La questione è stata già affrontata ai tempi dell’elusione fiscale, quando l’Agenzia, con la risoluzione n. 58 del 22.3.2007, ha avuto modo di chiarire che la donazione da parte del socio di maggioranza del diritto di usufrutto sul 9,15% delle quote di partecipazione al capitale sociale e la successiva donazione, da parte dello stesso socio, ai tre figli, in parti uguali, delle restanti quote di propria spettanza non integrano alcuna fattispecie elusiva, in quanto volte a favorire il ricambio generazionale nell’ottica di una continuità nella gestione dell’azienda di famiglia.
Il ricambio generazionale, pertanto, giustifica l’operazione. In effetti i genitori potrebbero aspirare a donare l’azienda ai figli conservando, tuttavia, il compendio immobiliare che rappresenta la loro pensione.
Le cose vanno tuttavia meno bene nell’ipotesi in cui la società donata sia quella immobiliare. La risalente risoluzione n. 327 del 16.10.2002 ha affrontato il caso di una società con socio unico che implementava una scissione proporzionale mediante la quale veniva isolato un immobile e dove le quote della immobiliare erano oggetto di donazione. In quell’occasione il Fisco ha affermato che dall’operazione come prospettata emerge che la scissione – in regime di neutralità – e la successiva donazione delle quote sociali – sono realizzate al solo fine di aggirare l’ordinario ambito impositivo delle plusvalenze conseguite in regime di estromissione dei beni dall’impresa.
Il requisito dell’indebito risparmio d’imposta è integrato nella misura in cui l’operazione consente di evitare la tassazione sul plusvalore realizzabile in caso di assegnazione al socio dei beni immobili e di avvalersi artificiosamente, senza valide ragioni economiche, della neutralità della scissione combinata con l’istituto della donazione.
Vi è da chiedersi se queste conclusioni siano ancora attuali. Diversi elementi portano a ritenere che la risoluzione debba intendersi come superata:
· l’articolo 10 bis dello Statuto del contribuente (L. 212/2000) non impone di dimostrare che l’operazione è caratterizzata da valide ragioni economiche quanto piuttosto, sul presupposto che si verifichi un risparmio fiscale, che l’operazione si giustifica con ragioni extra fiscali non marginali;
· il comma 4 del medesimo articolo 10-bis prevede che il contribuente è libero di scegliere strade alternative ammesse dall’ordinamento, anche se più convenienti per il contribuente sotto il profilo fiscale.
Una ulteriore riflessione va inoltre fatta in relazione alla tipologia di scissione. Non tutte le scissioni, infatti, sono uguali. Potrebbe accadere che un socio di minoranza si trovi a subire una scissione proporzionale che non approva in alcun modo in sede di delibera. In questo caso egli potrebbe cercare la via del recesso che, tuttavia, oltre ad essere prevista per le srl ma non per le spa, potrebbe rappresentare una strada difficilmente percorribile in quanto potrebbe compromettere l’operatività della società che verrebbe “dissanguata” dall’uscita di un socio che, pur detenendo una quota di minoranza, potrebbe detenere in ogni caso una partecipazione significativa.
Ci si può chiedere come valutare queste considerazioni se, in luogo della donazione abbiamo a che fare con una disposizione di quote in un trust familiare donatorio.
Poiché nel più sta il meno, senz’altro l’operazione avallata per la donazione vale anche per la disposizione in trust. Il passaggio dal disponente al trustee, tuttavia, non può essere equiparato ad una operazione di tipo donativo in quanto il trustee è, per così dire, un gestore e la vera donazione interverrà nel momento finale del passaggio dal trustee al beneficiario.