“IL DILEMMA NELLE DIFFICILI SCELTE IMPRENDITORIALI NEI PERIODI DI CRISI” di Maurizio Dal Mas

Posted by on Lug 12, 2017

 

 

Il dilemma nelle difficili scelte imprenditoriali nei periodi di crisi.

“È nella crisi che il meglio di noi affiora ……

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato ……

Chi attribuisce le proprie sconfitte ed i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni ….

Così io vedo il mondo!

Queste penetranti parole non sono mie, ma di Albert Einstein che alla fine degli anni venti così illustrava la sua visione della crisi economica descrivendola come un’opportunità di crescita per i “veri” imprenditori, che riuscivano a “superare sé stessi”.

Da sempre, quindi, il termine “crisi”, è sinonimo di cambiamento ed, a tal proposito, non può sfuggire il fatto che, nella lingua cinese, crisi e opportunità si possano tradurre con la medesima parola.

Nei periodi di crisi, la benzina che alimenta il motore del cambiamento, della crescita e della capacità di affrontare e risolvere le contingenze giornaliere sta tutta nell’abilità, insita negli imprenditori di successo, di individuare le risposte vincenti, soprattutto, di fronte alle scelte difficili.

Quando le alternative sono una migliore dell’altra, per quanto complesse, la scelta diventa facile; quando invece, una alternativa presenta dei lati positivi sotto un profilo ma l’altra è migliore sotto altri o, peggio ancora, quando entrambe le alternative lasciano spazio solo ad ipotesi non gradite, allora si parla di scelte difficili ed emotivamente complesse. E sono queste, purtroppo, le situazioni che, quasi sempre, l’imprenditore si trova ad affrontare, in questi ultimi periodi.

Si pensi al tipico esempio in cui l’imprenditore si trova di fronte al bivio: da una parte cercare di riportare in profitto l’azienda mediante un’operazione di ristrutturazione, concentrandosi sulle attività più redditizie, abbandonando dei rami d’azienda e delle opportunità di mercato ma anche riducendo costi, soprattutto di personale; dall’altra continuare a “resistere” con la propria struttura attuale.

In un contesto come quello descritto, nel gergo economico, si usa la metafora di “tagliare i rami secchi” ma, personalmente, penso sia molto più appropriato e vicino alle reali emozioni provate dagli imprenditori il paragone con il medico, quando si trova nella difficile situazione di dover informare il proprio paziente di dovergli amputare una gamba per salvargli la vita.

Spesso quello che si tende a fare in questi frangenti, è individuare la risposta nell’opzione considerata più sicura, cercando la soluzione con un approccio squisitamente razionale (con l’ausilio, magari, di strumenti informatici e fogli elettronici) anche se, in un contesto caratterizzato da forti incertezze, anche questa strada non sempre è premiante.

Ho visto molti “budget” e “business plan”, costruiti sulla carta che prevedevano (matematicamente), in pochi anni, forti riduzioni dell’indebitamento aziendale ed un costante miglioramento della redditività, scontrarsi, poi, con una realtà fatta di perdite sempre maggiori e situazioni finanziarie incagliate.

L’errore iniziale in cui involontariamente spesso si cade è la convinzione che “valori” e “princìpi” insiti nella azienda , come la “qualità del servizio”, l’”esperienza”, la “fidelizzazione di clienti e dipendenti” siano simili agli elementi scientifici, (come la lunghezza, massa e peso) e per tanto facilmente misurabili.

Sempre più influenzati da culture anglosassoni, si tende a ritenere che il pensiero scientifico e razionale contenga la chiave per risolvere tutte le problematiche aziendali; ma il mondo imprenditoriale è diverso dal mondo della scienza, e non sempre tutto è misurabile e quantificabile.

Ricordo, ancora oggi, il “caso di studio” universitario (degli anni 80), che raccontava di un’azienda americana di patatine i cui dipendenti commerciali visitavano giornalmente tutti i pub e ristoranti della propria zona. Spesso le visite si concludevano senza alcun ordine commerciale ma avevano permesso di creare particolari legami fidelizzando il cliente finale. Il nuovo management aziendale, ritenendo di aumentare la redditività riducendo le spese del personale, dell’auto, della benzina ecc., impose (al minor numero di venditori) una visita al mese ai propri clienti. Così facendo, però, ruppe quello strano e magico legame che si era venuto a creare attraverso le visite giornaliere tra i venditori (o, meglio, tra il marchio aziendale) ed i propri clienti ottenendo il risultato opposto, rispetto a quello sperato. Al posto di un rapido incremento dei profitti, la società, in brevissimo tempo, ebbe un crollo del fatturato che la portò alla cessazione dell’attività.

Il nuovo management aveva dimostrato di non aver tenuto conto di una variabile che non era misurabile: in altre parlare le aziende sono fatte di “numeri” ma anche di “persone”, “valori”, “princìpi” che non sono facilmente quantificabili.

Il dilemma dell’imprenditore nel dover prendere le corrette decisioni che lo portano a superare la crisi, sta proprio nel cercare ed individuare ogni volta, il giusto equilibrio tra il lato razionale (fatto di “numeri” che, alla fine, comunque, devono tornare) ed il lato irrazionale ed emotivo, fatto di “principi” e “valori” su cui, magari, per anni si è fondata l’azienda.

Ho ancora impresso, nella mia mente, l’immagine di quell’imprenditore che, chino sulle carte, continuava, nervosamente, a rigirare fra le sue grosse mani i fogli con i grafici ed i tabulati in Excel che gli indicavano chiaramente una strada ……. mentre il suo istinto, altrettanto chiaramente, gliene suggeriva un’altra…….

…. È faticoso, da cinque anni a questa parte, ogni giorno, per mille volte al giorno “superare sé stessi senza essere superato” ……

di Maurizio Dal Mas